Ecopedagogy or shale gas in Bulgaria: new perspectives for a sustainable revolution

I interviewed the President of the brand new Bulgarian Centre for Sustainable Local Development and Ecopedagogy, Stefan Grigorov, who established the center in December 2011, together with a team of young Bulgarian researchers in the field of the green economy. He was a brilliant colleague of mine at the Faculty of Sociology, at the University of Trento (Italy).Let’s read what he reveled:

1. Hello Stefan. Thank you for your kindness. I would like to ask you how it comes the idea of the Bulgarian Centre for Sustainable Local Development and Ecopedagogy?

Silvia, firstly thank you for the invitation to speak about the Bulgarian Centre for Sustainable Local Development and Ecopedagogy! BCSLDE is a result of the ethical and democratic vision of young Bulgarian experts and their international activity in the field of Ecopedagogy and Sustainability. We felt that we need an organization in Bulgaria and in the World that could work at both local and global level. In this regard, our missions are two:

  • to support local communities and local governments as initiate and realize local, regional and international sustainability ecopedagogy projects by enhancing Euro-cooperation and launching inter-continental cooperation programs;
  • to work actively to contribute to the creation of a new sustainable Ecopedagogy-driven civilization all over the world. That is the idea and the purpose that inspires us.

2. Bulgaria attracts international investors because of its giant resources; anyhow the latest win against the entry of Chevron in the country is a clear signal that the population wants to preserve this pristine land. What do you think about that?

Yes, I would perfectly agree that we are a small country but we have “giant” resources in the sense of an extraordinary beautiful Nature, extremely fruitful land, thousands of thermal springs and mineral water and a really great biodiversity! The water soon will cost more than the gold… People in Bulgaria still love Nature and their life and they proved it.

In Bulgaria life is based on Nature, that is why thousands of young Bulgarians have protested for months in more than 14 cities in Bulgaria as well as in the major European and world capitals against the plans of Chevron and other companies to destroy our nature and respectively our life. I say “destroy” because our government granted permission to Chevron to seek for shale gas in our most fruitful land ” Dobruja“. This land was giving the bread to the Roman Empire, then to the Ottoman Empire. From ancient times this land is famous with its fruitfulness, and nobody who is normal wants to turn it into a gasland desert!

Here we have also the specifics that the biggest underground fresh water lake on the Balkans is exactly in Dobruja where they wanted to drill! This would poison all of Bulgaria,that is why here for first time, there was a situation of national ecological revolution.

Tomorrow there will be a protest to the Romanian embassy in Bulgaria, because we share this underground lake, and if Romania doesn’t  ban the method of “hydraulic fracturing” and Chevron they will lead to new eco-catastrophes on the Balkans.

3. Within the BCSLDE, how do the Ecopedagogy can change the perspectives of the future generations in Bulgaria?

Bulgaria is a small country and, for this reason, it is always dependent on the politics of dominant countries such as USA and Russia. From this perspective, to change today your country for better means to change the world for better, to fight for a better world!

Ecopedagogy is exactly a project for a new planetary civilization based on peace, democracy, justice and green economy that is not in the hands of multinationals and state monopolies but in the hands of people.

Concretely, we have ecopedagogy projects for Schools in Bulgaria that will radically improve the ecological consciousness of children and will result in practical transformation towards green economy and green future.

We also have prepared projects for Sustainability parks and eco-villages that will turn Bulgaria in a leading country in the field of Sustainability. We will show to the world that people still can preserve their Nature, their land, their life as they dream for it and their sovereignty from multinationals.

4. Thank you for your precious witness. Please, let the readers know your contacts and leave them a message.

This is our website, where you can learn more about us: www.bcslde.org

What I would like to say to people is to dream, to love, to believe in themselves and to fight for a better world with Nature and smiles. If they don’t, who does? Everybody must know that small people can do great things! Let’s start!

Signori, si parte!

La Fondazione Carigo di Gorizia è già nota nel panorama culturale del Friuli Venezia Giulia per le sue proposte artistiche di alta caratura, un esempio per tutti l’esaustiva rassegna sulla figura di Filippo Tommaso Marinetti presentata al pubblico nel 2010 in occasione del centenario del Movimento Futurista. Nel 2011 la Fondazione punta sul legame privilegiato dell’area friulana e giuliana con la Mitteleuropa e propone un percorso espositivo sul tema del viaggio, fortunato appannaggio della nobiltà Asburgica tra il 1815 e il 1915.

Grazie al consistente contributo dell’Archivio Storico del Lloyd Austriaco e di numerosi altri partner istitutuzionali, il 3 aprile 2011 é stata inaugurata Signori, si parte! , una ricca carrellata di mappe, guide turistiche, fotografie, riviste, diari di viaggio e oggetti quali toilettes e valigie d’epoca, testimonianze che ci restituiscono tutto quel fascino ottocentesco dell’ “arte del viaggiare” della classe agiata della Monarchia Austro-Ungarica , un viaggio che è erfahren, cioè esperire, mettersi alla prova, ma è anche Bildung, ovvero formazione.

Attraverso un’attenta scelta iconografica il visitatore è invitato a rivivere le emozioni del viaggio ottocentesco su rotaia come in battello, a spasso tra le aristocratiche città di Lubiana, Trieste, Vienna e poi ancora dalle Alpi all’Adriatico alla volta delle rinomate stazioni termali in Istria, Dalmazia e a Grado per godere di un salvifico “bagno di mare”.

Sorprendenti le mappe dei collegamenti ferrati, che un tempo mettevano in comunicazione capillarmente località della Carinzia come del Friuli Orientale, giù fino alle coste dalmate. La vivacità dell’andirivieni dei treni simboleggia un secolo caratterizzato da un comune sentire culturale e geografico delle popolazioni mitteleuropee.

Signori, si parte! è una scelta museale meritoria, che rende onore alle radici culturali del Friuli Venezia Giulia, terra ricca di contaminazioni culturali e linguistiche, che forse meriterebbe una riflessione a più voci sul significato di essere terra di confine oggi.

La mostra è curata da Marino De Grassi e Marina Bressan, con il contributo della Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia. 
Catalogo Edizioni della Laguna a cura di Marina Bressan.

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La mostra è visitabile sino al 24 luglio 2011.

Orari: venerdì e sabato 10-13 e 15-19, domenica e festivi 10-19

Ingresso gratuito | sito internet

“Viaggio a Chişinău” in mostra a Trento

Attorno al genius loci dell’VIII distretto di Budapest

pic by Zoltan Szenyi

Don’t simply be a tourist: experience! Questa è l’accattivante réclame di “Budapest beyond sightseeing”, un originale progetto turistico nato nel 2007 nella capitale magiara dalla mente di Gyuri Baglyas e sua moglie Manó Domján.

La sfida lanciata da questo tour alternativo di Budapest è quella di rendere il più malfamato quartiere della capitale un polo d’attrazione turistica. Stiamo parlando dell’ottavo distretto di Budapest, da sempre considerata un’area dal tessuto sociale e infrastrutturale degradato, dove si concentrano le famiglie di etnia rom, i nuovi arrivati e più in generale i ceti bassi della società.

“Un quartiere – come si legge sul sito del progetto – considerato l’incubo dei turisti e degli ungheresi, un’area considerata pericolosa e fortemente sconsigliata”. Per quali ragioni pertanto si dovrebbe valorizzare un quartiere così connotato? Ecco la risposta: l’ottavo distretto è un incubatore di fermento sociale per antonomasia, dove il viaggiatore può rintracciare nelle trame delle sue vie e dei suoi edifici elementi paradigmatici della storia dell’intera città. Il quartiere, infatti, si snoda a pochi metridal sontuoso Palazzo Nazionale e non distante dal salotto buono della città.

Il walking tour, della durata di tre ore, si propone come un’esperienza turistica dinamica nella quale confluiscono elementi di animazione e di partecipazione attiva dei viaggiatori, come il riconoscimento di segni e significati dell’architettura e del decoro urbano a partire da alcune figure, oppure la scoperta di frammenti di storia localemediante il riconoscimento di manufatti. Piccole tracce come targhe, segni dimitragliate sui muri e ornamenti liberty svelano storie sepolte e conoscenze dimenticate di una città tra le più sfaccettate della Mitteleuropa.

Il valore aggiunto di Budapest beyond sightseeing è l’opportunità di entrare in contatto con cittadini che vivono e lavorano all’interno dell’ottavo distretto di Budapest. Il tour è concepito attraverso un approccio fortemente sociale e muove dall’idea prima che siano le singole persone a costituire l’anima di un quartiere e ad alimentarne il suo genius loci. Durante la passeggiata itinerante potreste capitare nello studio di un artigiano ungherese intento nella creazione di giochi in legno di alta qualità per bambini, oppure venire accolti nella dimora di una affabile coppia di musicisti rom.

La passeggiata turistica di Budapest beyond sightseeing accompagna i più curiosi in piccoli gruppi di cinque persone, viene proposta sia in ungherese che in inglese ed è rivolta a chiunque voglia chiudere la guida turistica portata da casa e sfatare il tabùche aleggia attorno all’ottavo distretto, per assaporare personalmente le anime multiformi e l’atmosfera piacevolmente decadente delle sue vie.
L’esperienza di Budapest rivela interessanti contraddizioni sociali, inedite informazioni sulle vicende locali e nuove modalità di valorizzazione turistica basate sulla rivitalizzazione di ciò che è peculiare e autentico, lontano dalle logiche di maquillage dell’immagine turistica dei grandi flussi. Un progetto che per alcuni versi ricorda esperienze come la rivalutazione in chiave turistica dei docks inglesi ed è segno di mutati criteri nel fare turismo oggi, un turismo basato sulla qualità e sui piccoli numeri, una carta che potrebbe trasformarsi in asso vincente per molte realtà dell’Europa orientale.


www.beyondbudapest.hu

ROMANIA: Mărţişor, festa della primavera

 Il primo giorno di primavera, convenzionalmente il primo marzo, in Romania ed in Moldova si celebra il Mărţişor, che in italiano si può tradurre come “piccolo marzo”. Si tratta di una festa tradizionale per accogliere l’arrivo della primavera, una ricorrenza molto sentita tra i romeni ed i moldavi.

Infatti per festeggiare l’arrivo della bella stagione gli uomini omaggiano mogli, sorelle e madri con delle piccole spille fatte di fili intrecciati di colore bianco e rosso. Questi amuleti sono spesso corredati con piccoli oggetti come un fiore o un cuore e sono il più delle volte fatti a mano. Il Mărţişor viene indossato sulla giacca per tutto il mese di marzo ed è considerato una forma di dono propiziatorio.

Il dato etnografico ci rivela infatti che questa antica pratica si rifà ai culti agrari e rituali; ricorre pertanto la simbologia della rinascita della natura che porta con sé abbondanza e fertilità. Le numerose leggende attorno a questa tradizione affondano le proprie radici in tempi antichissimi, come rivelano alcuni ritrovamenti archeologici di Mărţişor aventi oltre 8mila, elemento che ci rivela l’origine pagana del rito. Una possibile interpretazione del significato cromatico del Mărţişor vuole che il bianco sia il simbolo della neve, dell’inverno alle spalle, mentre il rosso coinciderebbe con la rinascita della vita. Ancora, altre esegesi fanno riferimento alle figure dell’uomo e della donna, dove il primo rappresenta la saggezza (colore bianco), mentre la seconda personifica il sangue ed il sole, quindi la vita (colore rosso).

Nonostante le diverse morfologie della leggenda, persiste un dato comune: i due colori rappresentano elementi che sono tra loro indissolubilmente intrecciati, in cui sussiste uno scambio di forze essenziali al riprodursi della vita (umana e naturale). Il rito tradizionale del Mărţişor equivale, più genericamente, al desiderio di lasciarsi alle spalle l’inverno sterile in vista di una rinnovata fertilità. L’avvento della bella stagione viene così sancito da uno scambio affettuoso di una piccola spilla, dono che rinvigorisce i rapporti tra i membri della comunità e porta gioia a chi lo riceve.

Interview on “Il Nuovo” magazine

E’ uscita un’intervista a cura di Angelo Floramo su “Il Nuovo” n.415 di febbraio 2011, pagina intera!

Angelo Floramo made an interview about my photographical projects on the new release of the Italian magazine “Il Nuovo” of February 2011!

www.nuovofvg.com

Nel sonno non siamo profughi

“Nel sonno non siamo profughi”, di Paul Goma, è il titolo di uno dei romanzi più affascinanti e scanzonati della letteratura moldava, il cui titolo originale è “Din Calidor” (trad. “Dalla veranda”) che uscì per la prima volta in Francia nel 1987 per i tipi della Albin Michel. In Italia il romanzo è uscito per la Keller nel settembre 2010 con la traduzione dal romeno di Davide Zaffi.

Goma rivive nel romanzo gli anni incantati della sua infanzia nel villaggio di Mana, in Bessarabia, dando corpo con le parole ad affreschi autobiografici di straordinaria sensibilità. Siamo negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, nella veranda di una casa di campagna se ne sta seduto un bambino (Goma), è il figlio dei maestri del Paese e nipote del sindaco, un nonno perspicace e amatissimo. La metafora della veranda è il filo rosso che accompagna l’intera narrazione, la quale intreccia i piccoli accadimenti quotidiani di una famiglia e della sua comunità rurale con le vicende storiche che hanno contrassegnato la metamorfosi politica e sociale della Bessarabia.

E’ con una naturalezza propria dell’età infantile che Goma interpreta il rapimento del padre per mano dei russi, la condizione di orfano che, seppur temporanea, cambia la percezione del proprio posto all’interno della comunità. I fatti atroci della storia, come l’occupazione sovietica e lo smembramento della Bessariabia si intrecciano con le prime esperienze sessuali, con la scoperta del mondo femminile e delle dinamiche familiari. Goma dipinge sapientemente un paesaggio contadino attraverso i ricordi d’infanzia, dove la vita di un bambino e della sua comunità è intrisa di quella semplicità confortante che viene travolta da complesse vicende politiche decise da ignoti, lontani nel tempo e soprattutto nello spazio. Emerge così quel sentimento tipico delle popolazioni che vivono alle periferie degli imperi, dove il corso della storia giunge con tempi dilatati e i mutamenti faticano a prendere corso. Ecco che nel villaggio sopraggiunge l’imposizione del cirillico, i soldati russi entrano nelle case, compiono razzie, prelevano gli uomini e spaventano le donne. Sullo sfondo, un bambino osserva dalla sua veranda la storia scorrere lungo le vie infangate del paese.

Da quel calidor aperto su due lati, il fuori è ravvicinato e non definitivo, è un luogo aperto all’aria e alla luce, all’ombra e al caldo interiore, esposto alle aggressioni, ma mai mortali, perché si può sempre fare un passo indietro, al riparo. La veranda detta pertanto il ritmo degli avvenimenti e rincuora come il calore di un abbraccio materno lo scorrere della vita. In questo palcoscenico anche ciò che è crudele viene stemperato da una narrazione poetica che, in procinto di chiudere il sipario, ci ricorda che la biografia di Goma è segnata dalla fuga dal proprio villaggio, in un viaggio anche simbolico, che segnerà l’inizio della sua condizione di profugo e la fine di un’infanzia spensierata. E’ con questi ingredienti che “Nel sonno non siamo profughi” Goma ci regala un memoir di alta levatura, intenso e scevro da ogni retorica.

Postcard from Brda


Brda, Slovenia (2010)

 

“Viaggio a Chisinau” su Fourlights

Sul portale Fourlights è uscito un lusinghiero articolo sul progetto Viaggio a Chişinău, a cura di Silvia Allegri. Buona lettura!

Miracoli di legno

Si è aperta lo scorso 4 dicembre a Trento l’esposizione fotografica Miracoli di legno, un’originale rassegna di alcune tra le più incantevoli chiese in legno della Romania che appartengono al novero del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

La mostra ha l’intento di accompagnare il grande pubblico alla scoperta della ricchezza artistica romena, che, come sottolinea il curatore Aurel Chiriac, è parte integrante della grande famiglia di chiese in legno d’Europa. La carrellata espositiva è centrata  sulle realizzazioni datate nei secoli XVI e XVII  e collocate sull’asse nordoccidentale della Romania, ossia nelle regioni di Arad, Salaj, Bihor e Maramureş. I villaggi di queste regioni sono infatti costellati di spazi spirituali ortodossi, attorno ai quali si sono da sempre cristallizzati i momenti di vita comunitaria più importanti. Celebrazioni come matrimoni e battesimi, ma anche assemblee durante i tempi difficili per le comunità. Attorno a questi luoghi di culto, inoltre, si svela la secolare tradizione artigiana nella lavorazione del legno, apprezzabile nelle raffinate decorazioni ad intaglio dei portali. Una tradizione che si respira nei villaggi interi, laddove l’architettura domestica rispecchia gli stilemi delle costruzioni sacre, a dimostrazione del legame ancestrale che la popolazione locale nutre verso la propria terra.

L’esposizione non manca di riportare un primato artistico per la Romania. Nel villaggio di Săpânţa è stata eretta una decina d’anni fa la chiesa in legno più grande al mondo, con un altezza totale di 78 metri ed una torre di 54 metri, dedicata ai santi arcangeli Michele e Gabriele.

La rassegna  è collocata presso le Gallerie di Piedicastello, contenitore deputato a proteggere e valorizzare le forme della memoria, uno spazio moderno ricavato da vetusti tunnel automobilistici e che ha aperto i battenti nel 2007. La mostra è stata realizzata dal Complesso Museale Ţării Crişurilor di Oradea e dal Consolato Onorario di Romania per il Trentino Alto Adige.

La mostra fotografica rimarrà aperta fino al 13 febbraio 2011 ed è visitabile dal martedì alla domenica dalle ore 9.00 alle ore 18.00.

L’ingresso è libero.

per approfondimenti: www.museostorico.it

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